Lotta intestina

Nutrire la mente con dolcezza

The best way to find yourself is to lose yourself in the service of others.

— Mahatma Gandhi.

Siamo sempre in guerra. Dentro di noi, fuori di noi. La guerra comincia dentro di noi, quando ci opponiamo alla vita, alle sue continue trasformazioni, alla sua grandezza, alle sue miserie, cercando rifugio nell’illusoria pace delle nostre dipendenze e delle nostre false sicurezze.

Come uscire da questo conflitto interiore? In uno dei suoi articoli illuminanti, Jack Kornfield scrive che quando non ci siamo risvegliati, quando siamo inconsapevoli, siamo spesso impegnati a combattere contro la realtà, preferendo l’ignoranza e la paura pur di non affrontare “le perdite, i conflitti e i dispiaceri inevitabili, l’insicurezza che accompagna noi umani, destinati a invecchiare e morire”. Quando abbandoniamo questa lotta, “possiamo abbracciare i nostri dolori e le nostre pene, le gioie e i successi con amore invece di negarli. Con lo stesso coraggio del cuore possiamo aprirci alle persone intorno a noi, all’interconnessione con la famiglia e la comunità, con i problemi sociali del mondo, con la nostra storia collettiva. Possiamo vivere in armonia con la verità della vita”.

Una delle battaglie che molti di noi vivono quotidianamente è quella con il cibo e gli zuccheri sono tra gli avversari più temibili.

È possibile controllare la “voglia incontrollabile” di zucchero?

Recentemente, ho scoperto che i pazienti parkinsoniani sono spesso attirati dai dolci, sia per gli scompensi legati alla carenza di dopamina nell’organismo, sia per le trasformazioni che avvengono nel microbioma intestinale, quando alcuni batteri “cattivi” che prendono possesso delle nostre viscere con l’arrivo della malattia, richiedono all’organismo lo zucchero di cui sono ghiotti.

Sarah King, una fisioterapista texana che seguo da tempo sul web, propone cinque consigli (in realtà sei) per “battere le voglie di zucchero con il morbo di Parkinson”. Eccoli, riassunti in breve:

  1. Stabilizzare gli zuccheri nel sangue
    ossia evitare picchi e cali, mantenendo un equilibrio costante.
    La formula da ricordare è:
    PF + FG (Proteine + Fitonutrienti + Fibre + Grassi)
    L’importante è cercare di bilanciare questi macronutrienti nei pasti principali e negli spuntini. Tra parentesi, i grassi (quelli buoni) sono importanti per la salute del nostro cervello (tra gli esempi citati: burro, ghee (burro chiarificato), olio di avocado, oliva e cocco, tuorlo d’uovo, noci, semi e avocado). 
  2. Dormire bene
    non certo una cosa facile con Parkinson, ma fondamentale (è il primo consiglio che mi ha dato il neurologo che per primo diagnosticò la malattia).
  3. Cercare il sostegno delle persone intorno a noi
    lo stress non aiuta nella battaglia contro gli zuccheri, per cui quando il dolcetto ci guarda provocatoriamente, assicurandoci che ci farà sentire meglio, noi rispondiamo cercando il dolce sollievo della nostra comunità di amici, familiari e altri esseri umani interdipendenti.
  4. Nutrire i batteri “buoni” nell’intestino
    pare che i batteri che fanno danni alle nostre viscere amino lo zucchero e più gliene diamo, più proliferano, mentre quelli che tengono a bada i “cattivi” cercano soprattutto le fibre (devo approfondire la questione del microbioma intestinale, vi farò sapere, intanto ho scoperto che alcuni batteri influenzano negativamente l’efficacia della levodopa).
  5. Dare attenzione ai micronutrienti
    ossia vitamine, minerali e così via; confesso che non ci capisco niente, ma secondo Sarah King, tra quelli più utili per ridurre la voglia di zuccheri c’è il complesso vitaminico B, il cromo, la Gymnema Sylvestre (rimedio ayurvedico) e i probiotici. Approfondirò.
  6. Trovare alternative agli zuccheri
    quando proprio non ce la fai più a resistere, ecco qualche ricetta alternativa di dolci, come il gelato di banana “sugar-free” o i brownies a base di fagioli, entrambi senza zucchero. Proverò.

Ma torniamo a Jack Kornfield e alle battaglie interiori (e non solo interiori). In un altro articolo, il maestro buddhista e psicologo americano, parla del cuore coraggioso come di un cuore che “non ha paura di aprirsi al mondo”. Quando ci apriamo al mondo, possiamo farlo con compassione, invece che con l’aggressione, che è sempre il frutto della paura e della delusione.
C’è un sì nella compassione, e c’è anche un no, entrambi pronunciati con lo stesso cuore coraggioso. No all’abuso, no al razzismo, no alla violenza, sia quella personale sia quella mondiale. È un no che non nasce dall’odio ma da una cura e un’attenzione incrollabili. I buddhisti la chiamano la fiera spada della compassione.”

È alla spada della compassione che è dedicato questo blog “resistente”, nella speranza di poter dire insieme molti no, ma anche molti sì.

Pubblicato da andreaspila

Sono un traduttore tecnico, un web writer e un formatore (insegno traduzione, tecniche di ricerca sul web, web writing). Dal 1999 sono un attivista per la Pace, i diritti umani e l'ambiente.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web su WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: