Sparare sulla Croce Rossa

Resistiamo alla deriva del linguaggio

Joy doesn’t betray but sustains activism. And when you face a politics that aspires to make you fearful, alienated and isolated, joy is a fine act of insurrection.

— Rebecca Solnit.

Camminare domandando. È uno degli slogan più rivoluzionari che abbia mai sentito: il cambiamento si ottiene solo muovendosi e interrogando noi stessi e la realtà intorno a noi. Dove è finita la rivoluzione zapatista? Perché non siamo stati capaci di cogliere i frutti di questa ribellione?

Un murales zapatista ispirato all’istruzione popolare

Uno degli aspetti più innovativi dello zapatismo è l’uso di un linguaggio che prende le distanze dalla comunicazione politica tradizionale, utilizzando ad esempio la poesia come strumento di propaganda ed educazione. Anche noi abbiamo bisogno di nuove forme di comunicazione, di quel “parlare a colori” che usa la piccola Defensa Zapatista nel libro di racconti del Subcomandante Galeano.

E quando parla a colori, forse sta provando nuove forme di comunicazione per un mondo che neanche immaginiamo, però che lei considera che verrà, non senza la lotta necessaria e urgente per portarlo da qualsiasi luogo nel quale si trovi fino a questa realtà che soffriamo. 

Hablar Colores, Subcomandante Galeano

Quando è iniziato l’imbarbarimento del linguaggio politico? Quando è diventato possibile e accettabile “sparare sulla Croce Rossa” con parole violente e vigliacche? Attaccare i deboli, gli indifesi era un tabù che oggi è stato brutalmente accantonato per lasciare spazio a un parlare volgare e primitivo che mira a usare gli ultimi per miseri calcoli politici ed elettorali.

Oggi è necessario ripartire dall’immaginare un mondo “a colori” in cui comunicare significhi cercare l’altro, avvicinarsi, costruire insieme e non usare la lingua per disumanizzare l’avversario, farlo diventare una caricatura contro la quale lanciare parole come in un tiro al bersaglio. Lo so, sembra un’utopia in questi tempi barbari, ma come dice Oprah Winfrey in questa bella intervista, “bisogna usare sempre l’immaginazione e chiederci non solo cosa c’è che non va, ma cosa possiamo fare per aggiustare le cose”.

E per comunicare, possiamo sperimentare piccoli gesti come quelli che ha usato Richard Gere nella conferenza stampa di Lampedusa, quando ha distribuito l’acqua a tutti, esattamente come aveva contribuito a distribuire cibo e acqua ai migranti segregati in mare da più di dieci giorni sulla nave di Open Arms dal nostro incivile Governo italiano.

Richard Gere alla conferenza stampa di Lampedusa

Comandare ubbidendo, diceva la seconda parte dello slogan zapatista. Siamo talmente abituati all’idea che per guidare si debba prevaricare, che per governare ci voglia l’uomo forte che non riusciamo più a immaginare una politica dal basso che risponda ai problemi dei cittadini, che ascolti le esigenze del pianeta, che obbedisca ai comandi dei più deboli. È arrivata l’ora di immaginare insieme nuove parole e nuove azioni, camminando, ascoltando, comandando, ubbidendo.

Pubblicato da andreaspila

Sono un traduttore tecnico, un web writer e un formatore (insegno traduzione, tecniche di ricerca sul web, web writing). Dal 1999 sono un attivista per la Pace, i diritti umani e l'ambiente.

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